Ci avviciniamo a Alec Soth non come a un mitologo americano delle strade, ma come a un autore di sequenze fragili - libri in bilico tra confessione e inventario. Il suo vagare lungo fiumi e motel confluisce nella nostra attenzione per gli itinerari: la sincerità inscenata dell'America sotterranea, il confine poroso tra documento e performance. Vicino ai diaristi giapponesi per sobrietà; lontano dallo spettacolo. Privilegiamo il libro, non la leggenda.