William Eggleston
Eggleston entra in Darwin come problema di superficie. Non il quotidiano americano, ma il suo fatto laccato. I suoi rossi dialogano con i nostri fotolibri giapponesi - sequenziali, pazienti, reticenti nel climax. Torniamo a lui per lo sguardo democratico sotto pressione: il colore come prova, non come ornamento. In dialogo con la grana di Moriyama e la distanza di Shore, Eggleston insiste sull’ordinario come tensione elettrica, una carica quieta e umida.