Jacob Aue Sobol

Lavorando tra Groenlandia, Guatemala, Copenaghen e Tokyo, Jacob Aue Sobol si avvicina alla fotografia come a una ricerca di forme di vita radicate nell’esperienza fisica e nella connessione umana. Attratto dalle comunità di pescatori, dagli insediamenti remoti e da vite plasmate dal lavoro più che dalle istituzioni, ha spesso espresso il desiderio di essere un pescatore anziché un fotografo. Il suo libro d’esordio Sabine, incentrato sul suo rapporto con una donna inuit groenlandese di Tiniteqilaaq, nella Groenlandia orientale, ha definito l’intensità emotiva che caratterizza il suo lavoro. In seguito entrato a far parte di Magnum Photos, Sobol ha sviluppato una pratica in cui l’immersione, l’intimità e il senso di appartenenza prevalgono sull’osservazione.