Dalla soglia del mondo degli spiriti ai margini del carnevale, maschere e travestimenti sono tecnologie di trasformazione. Attraverso culture e secoli, permettono a chi le indossa di attraversare i confini - tra umano e animale, vivi e morti, sacro e profano. Che sia scolpita nel legno, intrecciata con rafia, realizzata con piume o forgiata nel metallo, una maschera non è mai soltanto un volto: è una funzione. Permette a qualcuno di diventare qualcos’altro. Questi oggetti non esistono per essere osservati, ma per essere attivati - indossati, danzati, posseduti. Sono veicoli per il rituale, la narrazione, la resistenza e la celebrazione. E persistono: non come reliquie, ma come strumenti viventi nelle feste, nelle processioni, nel teatro di strada e nei riti stagionali di tutto il mondo.

Da Darwin raccogliamo maschere e travestimenti non come esemplari etnografici, ma come opere scultoree e simboliche dotate di una presenza autentica. Dai diablos messicani e dai jaguars andini ai bwoom congolesi, dalle maschere d’ombra giavanesi alle teste fiammeggianti in cartapesta delle processioni europee, queste opere sono create per evocare qualcosa di più grande dell’io. Spesso anonime, sempre cariche di energia, incarnano cosmologie locali, storie coloniali e genio performativo. Ognuna modifica il corpo, piega l’identità e permette a un’altra forza di parlare.